fbpx

Sacchetti biodegradabili nei supermercati: facciamo chiarezza

da | Gen 4, 2018 | Lo spreco alimentare

L’introduzione dei sacchetti biodegradabili a pagamento in tutti i supermercati italiani sta facendo molto discutere. C’è chi accusa i supermercati, chi se la prende con l’Europa. E se fosse bastata un’adeguata informazione prima dell’entrata in vigore della misura?

L’introduzione dei sacchetti biodegradabili a pagamento in tutti i supermercati italiani sta facendo molto discutere. Sul web ognuno dice la propria, alimentando la disinformazione e accrescendo la confusione in chi legge. C’è chi si accanisce contro i supermercati, chi accusa il governo, chi scarica la colpa sull’Europa, rea di averci costretto ad adottare questa misura. C’è anche ci invece difende la misura in nome della sostenibilità ambientale.

Il risultato? Una grande confusione.

Ciò che abbiamo cercato di fare è portare chiarezza intorno ad un tema che tocca tutti noi nella nostra quotidianità ispirati dalla volontà di poter comprendere meglio ciò che sta accadendo.
Per riuscire in questa ardua impresa siamo partiti dalla verifica delle due accuse più roboanti (e infondate) che stanno spopolando sul web.


La colpa è dei supermercati che vogliono guadagnare dalla vendita dei sacchetti biodegradabili (FALSO!!!)

Facciamo subito chiarezza su un punto: i supermercati non guadagnano nulla dall’introduzione dei sacchetti biodegradabili!

Quanto costa un sacchetto biodegradabile ai supermercati e quanto costa a noi?
Mediamente un sacchetto biodegradabile ai supermercati costa circa 2 centesimi.
E’ lasciato poi ai supermercati la decisione del prezzo di vendita dei sacchetti, che varia, dalle rilevazioni effettuate, da 1 centesimo di euro a 3 centesimi.

Mario Gasbarrino, amministratore delegato della catena di supermercati UNES, è molto attivo sui social nel tentativo di portare chiarezza sull’argomento. Ecco un suo tweet con cui risponde ad un consumatore che chiede delucidazioni:

Inoltre, è importante sapere che la legge (comma 5) impone che questi sacchetti vengano pagati dal consumatore.
La norma dice: «Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati».
L’obiettivo è quello di favorire la trasparenza, inducendo il consumatore ad adottare comportamenti consapevoli.

Ma quanto ci costeranno i sacchetti biodegradabili? Assobioplastiche ha stimato che una famiglia italiana spenderà da 4,00 a 12,50 € all’anno per i sacchetti biodegradabili (considerando una media di 140 spese come da valutazione GFK-Eurisko).


La colpa è dell’Europa, che ha obbligato l’Italia ad adottare questa misura (FALSO!!!)

 


L’introduzione dei sacchetti biodegradabili obbligatori è stata voluta dal Parlamento italiano con il decreto Mezzoggiorno  (clicca qui per leggere la legge di conversione 3 agosto 2017, n. 123) nel quale si è imposto dal 1° gennaio l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini “ultraleggeri” con i quali si pesano e si prezzano i prodotti sfusi come pane, ortaggi, frutta.

E’ vero, in questo modo si è recepita la direttiva europea 720 ma…c’è un ma. La direttiva 2015/720 non impone regole sui sacchetti leggeri!
Dice la direttiva: «Gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi».
Per l’Europa, quindi, i sacchetti superleggeri per la pesata e la prezzatura dei prodotti sfusi possono essere non biodegradabili.

Rimane quindi da chiederci quale sia il motivo di questa legge italiana, che estende la direttiva europea anche ai sacchetti per la pesata degli sfusi. Forse una particolare attenzione verso la salvaguardia dell’ ambiente?


Una misura a favore dell’ambiente

 

Il Governo difende la misura a spada tratta. Il Ministro dell’Ambiente Galletti lo definisce “Un atto di civiltà, per rispettare l’ambiente e diventare un esempio da seguire nel mondo”.
Anche il Direttore Generale di Legambiente Ciafani dice che le attuali proteste «Sono tutte proteste da campagna elettorale. In passato non vedavamo il prezzo dei vecchi sacchetti sullo scontrino ma paghiamo da tempo plastiche e imballaggi alimentari che non ci regalano per beneficenza».

Come riporta il Sole 24 Ore, gli oceani, è vero, sono inquinati da grandi rifiuti plastici non riciclati: flaconi di detersivi e bottiglie di plastica, cassette della frutta, imballaggi di polistirolo, sigarette. Uno spettacolo indecente, che dobbiamo cercare di risolvere al più presto, agendo su più fronti. Quello dei sacchetti è solo uno di questi.
Il Mediterraneo, ad esempio, è inquianto soprattutto da stoviglie di plastica (17%), cicche e filtri di sigaretta (14%), tappi (14%).
I sacchetti di plastica, invece, rappresentano “solo” il 5% del problema.

 

Quindi, c’è davvero un colpevole?

Come spesso accade, il maggiore problema sta nell’incapacità delle istituzioni di comunicare in modo chiaro le ragioni che hanno ispirato le misure intraprese.
La domanda che ci poniamo è la seguente: data la portata “popolare” della misura, perché il Ministero dell’Ambiente non ha divulgato durante le feste natalizie un video esplicativo di questa novità in televisione e su tutti i mezzi di comunicazione? Perché non si è cercato di informare in modo adeguato i consumatori?

Se oggi i consumatori si trovano ad attaccare i supermercati additandoli come “ladri” o l’Europa, rea di essere madre di tutti i mali possibili, la colpa è di una cattiva o, forse sarebbe meglio dire in questo caso, di una mancata informazione da parte delle istituzioni.
La nostra speranza è che in futuro lo Stato continui ad implementare misure per proteggere l’ambiente che ci circonda e, allo stesso tempo, sappia comunicare la portata di queste misure in modo adeguato, facendo si che non si scateni più questo putiferio.

Scarica MyFoody, l'app contro lo spreco alimentare!

Scaricala e scopri le offerte antispreco presenti nei punti vendita vicino a te! Risparmia ed evita lo spreco alimentare insieme a noi!

Se ti è piaciuto questo articolo condividilo con i tuoi amici!