Paga quanto puoi, mangia più che puoi

da | Dic 4, 2016 | Lo spreco alimentare

Un resoconto interessante e divertito sull’ultima idea dell’icona pop Jon Bon Jovi – che potrebbe trasformarsi in strategia antispreco.

È l’idea che ha animato Soul Kitchen, la prima catena di ristoranti solidali lanciata dall’icona del pop Bon Jovi dove i piatti del menu non hanno scritto il prezzo.

Quante volte hai sognato di mangiare senza pagare? Con Soul Kitchen, una catena di ristoranti solidale lanciata dall’icona pop Bon Jovi, ora è possibile. Non si tratta esattamente di un pasto gratis, ma più precisamente di una formula dove si paga solamente quello che si può, fosse anche un centesimo di dollaro. L’estrema flessibilita’ dei prezzi puo’ permettere davvero di evitare ogni tipo di spreco alimentare. E, in questo modo, anche chi ha perso tutto riesce a evitare di fare la fine dell’icona scandinava, la piccola fiammiferaia della famosa fiaba di Andersen.

E a leggere il menu, da Soul Kitchen non ti trattano certo male. A parte la ricca varietà di pietanze, gli ingredienti sono rigorosamente biologici e l’ambiente è caldo e accogliente. In futuro ci potra’ essere sempre piu’ disponibilita’ di prodotti locali che magari vengono salvati dallo spreco proprio per essere cucinati nei ristoranti sociali di Bon Jovi. Del resto, una delle finalità di questa iniziativa filantropica è proprio quella di creare una comunità. Sono quindi presenti anche una serie di servizi che vanno dai corsi di cucina alla banca del cibo per i più poveri all’aiuto ai bambini a rischio.

Bello, vero? Però attenzione, il concetto di solidarietà che sta dietro a Soul Kitchen non ha niente a che fare con  l’assistenzialismo peloso che purtroppo anima molti progetti nostrani. Come in ogni Paese di cultura protestante – siamo infatti negli Stati Uniti – bisogna dare qualcosa in cambio. Al limite, se proprio non hai un centesimo, soccorre il lavoro, o più prosaicamente, un’ora in cucina a lavare i piatti. Si dice che in economia non ci sono pasti gratis: però, per chi ha da offrire solo braccia e tanta buona volontà, in dispensa qualcosa c’è sempre.

Negli Stati Uniti il progressivo allargamento della povertà ha creato una vera e propria proliferazione dei cosiddetti “community café”, posti dove chi non può saldare il conto riesce a cavarsela dando i pochi spiccioli che ha in tasca. Ovviamente in perdita – per cui è necessario uno sponsor generoso che copra gli immancabili buchi di bilancio – si sono però rivelati di grande utilità dal punto di vista sociale, risolvendo il problema alimentare di fasce insospettabili della popolazione come le famiglie dell’ex ceto medio con figli piccoli travolte dalla perdita del lavoro.

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